Buongiorno e buon Giovedì!
Diamo il benvenuto ad Aprile… “Aprile dolce dormire” e la lettura ponte tra Marzo e questo mese è stata “Convalescenza” di Han Kang pubblicato dalla casa editrice Adelphi a 12.00€ per 86 pagine. Un libro piccolo di stazza ma se avete già letto qualcosa dell’autrice coreana Premio Nobel per la Letterature 2024, sapete che riempie i suoi testi di significati universali, attuali e “grandi”. Per quanto mi riguarda, ad ora, la penna di Han Kang ha sempre fatto centro. Tutti i suoi libri che ho letto mi sono piaciuti e mi hanno coinvolto molto a livello emotivo.
Dunque, “Convalescenza” di Han Kang è un testo piccolo ma fulmineo che è composto da due racconti indipendenti con protagoniste due donne non capite dal mondo che le circonda.
Il primo racconto che dà il titolo al libro, “Convalescenza”, parla principalmente della sofferenza dell’anima. Gli argomenti cardine sono il lutto, i sensi di colpa ed il peso del rimpianto. Han Kang ci porta nel rapporto travagliato tra due sorelle dove ci spiega l’essenziale per farci capire che queste due persone legate solo dallo stesso sangue, si allontaneranno così tanto da perdersi totalmente. È un racconto pieno di sussurri dolorosi, di parole non dette, di sentimenti negativi che entrano nell’anima del lettore.
Il secondo racconto, “Il frutto della mia donna” racconta della trasformazione corporea. Nello specifico l’autrice ci fa entrare in punta di piedi nel matrimonio tra due persone sole e quasi estranee. La protagonista di questa storia si sente oppressa dalla routine e non ha mai voluto mettere radici che in un certo senso la immobilizzassero. Il corpo diventa sinonimo di prigionia e l’anima tende a salvaguardarsi, ad elevarsi. Succede l’incredibile perché piano piano lei si trasforma in una pianta, in una sorta di vegetale femmina. È una storia che raconta un dolore fine, intangibile finché non esplode con prepotenza.
Personalmente ho preferito di gran lunga il secondo racconto.
Mi sono immedesimata nella sensazione d’oppressione della donna ed insieme a lei ho capito la volontà del corpo di modificarsi per dar voce ad un dolore antico, radicato nel profondo.
Come negli altri romanzi dell’autrice, c’è quest’atmosfera velata ma ricca di sfaccettature e contrasti. La penna di Han Kang non ha mai, MAI, niente di scontato o banale. Anche in questi due racconti brevi ma intensi percepiamo in maniera lampante la critica verso la società e la battaglia che ogni individuo combatte in maniera silenziosa o meno. Le sue protagoniste qui sono annichilite da un dolore mentale e fisico che è in grado di logorare, consumare e trasformare.
Per me Han Kang comincia ad essere una sicurezza, ve lo dico sinceramente. Per i miei gusti, fino ad ora non ha sbagliato un colpo. La sua capacità di creare inquietudine, poesia, dolore e riflessioni è strabiliante. Sa sempre stupirmi e far sì che le sue storie mi restino in testa. Adesso voglio recuperare anche “Atti umani”, primo testo della scrittrice coreana in cui narra del colpo di stato in Corea del Sud.
Per chi è? Senza dubbio per chi ha già letto i libri dell’autrice, questa chicca non può e non deve mancare. Lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di una lettura breve ma impegnativa, che vogliono cimentarsi in qualcosa di potente, nostalgico, disturbante eppure meravigliosamente tenero e poetico.
Insomma, “Convalescenza” di Han Kang è una lettura peculiare, meravigliosamente fulminea e per me è stata un super sì.
Bene amici, spero di avervi invogliato a conoscere la scrittura di quest’autrice dalla sensibilità rara, profonda e spiccata. Spero che abbiate cominciato il mese di Aprile con una lettura bella ed appagante e noi ci sentiamo presto con altri consigli librosi, buon proseguimento di giornata!